SI PUO’ GUARIRE DAL PROPRIO DESTINO FAMILIARE E PENSARE ALLE MALATTIE IN MODO DIVERSO

dicembre 29, 2017 | no responses | 102

Percorrendo il cammino della vita ci si rende conto di essere parte di “ un mondo quasi perfetto “ … mondo che vediamo quasi perfetto perché l’uomo, che ne è parte integrante, contrasta gli schemi armonici e funzionali che la natura ha proposto per miliardi di anni senza stravolgere gli equilibri di ogni elemento che ne facesse parte.

La malattia, ad esempio, anormale condizione dell’organismo, causata da alterazioni organiche o funzionali, è un esempio di come la natura abbia dato la possibilità agli organismi viventi di sopravvivere in condizioni di stimolazione anormale dell’organismo come un iperstress. Infatti, le malattie di cui tutti soffriamo sono il risultato di una particolare configurazione temporanea degli organi del nostro corpo per permetterci di gestire l’emergenza che si presenta in un determinato momento. Pertanto, vedere la malattia come un flagello che colpisce senza arte ne parte in maniera casuale è un retaggio culturale solidamente impiantato nel nostro immaginario collettivo. Cosa a spinto l’uomo a smettere di chiedersi: a cosa serve la malattia ? Non dimentichiamoci che la selezione naturale porta a scomparire ciò che è inutile e non funzionale per l’evoluzione e la sopravvivenza. Quindi, trovare il senso che un malattia ha, da parte del malato, è il fulcro della consapevolezza che muove le persone verso la ricerca di un nuovo stato personale più equilibrato. Ciò che pone le persone in uno stato di benessere è l’equilibrio fisico e mentale.

Il destino, il cui significato dal dizionario è … concatenazione di eventi necessaria ed ignota, assume, per ciascun essere vivente, un senso perfettamente logico. A ciascun individuo è fornita una dotazione sua personale che ne definisce l’aspetto fisico ed il funzionamento ed inoltre una sua propria possibile configurazione di malattie esprimibili e destino. Per ogni specie vivente esiste una programmazione transgenerazionale che si esprime con la trasmissione del ricordo dei momenti difficili vissuti dai propri antenati. Non dimentichiamo che il DNA si modifica in base alle stimolazioni ambientali a cui sono sottoposti gli esseri viventi. Fare tesoro dell’esperienza dei propri avi è la via maestra per una proficua crescita personale verso la consapevolezza di ciò che si è e ciò che si vuole essere. Non è con sentimenti di rancore, verso coloro che nella vita ci hanno preceduto o verso chi ci segue nella discendenza, che si risolve il nodo del destino, ma con il lavoro di comprensione di ciò che accade per ricercare il modo di rendere innocuo ciò che è stato programmato in precedenza.

Per concludere, nell’ascolto del bisogno di coloro che si rivolgono al professionista che considera anche gli aspetti della programmazione transgenerazionale, sarà presente una profonda disponibilità ad accogliere ciò la persona porta con se nel viaggio della vita ma che non è bagaglio della sua sola esistenza. Ogni persona è l’espressione unica del suo albero genealogico che l’ha preceduta.

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